DOCUMENTI CARTOGRAFICI

Biblioteca riservata per elezione agli studi storico-ecclesiastici, la Vallicelliana conserva nella vastità del suo posseduto documenti relativi ad altri rami dello scibile, come è il caso  delle  carte geografiche.

Ecco l’elenco organizzato cronologicamente in base alla loro datazione dei documenti cartografici più insigni posseduti dalla Biblioteca.

Ms. R 116

[Atlante tolemaico]

Sec. XVI metà, ms. cartaceo, mm 420×560,cc. I, 27,I1

Trattasi di un’interessante raccolta manoscritta di tutte e 27 le carte corografiche, tra cui il planisfero, che i cartografi umanisti elaborarono in base  alle coordinate geografiche indicate dal grande astronomo dell’antichità, Claudio  Tolomeo  nella sua Geografia.
L’esemplare è privo di frontespizio e di altre indicazioni che ne testimonino l’origine e/o il possesso, ed è stato per molto tempo conservato fra gli stampati del Salone Borromini, senza che ci si accorgesse della sua natura di codice manoscritto e, quindi, dell’unicità della sua testimonianza.
Per la povertà del supporto cartaceo, l’assenza  di abbellimenti grafici e miniaturistici, alcune incertezze nel tratto e nelle indicazione dei toponimi, il  pezzo si configura come esemplare di studio, ma non per questo meno importante dal punto di vista bibliografico.
L’inedito codice vallicelliano è probabilmente attribuibile alla prima redazione cartografica manoscritta delle carte tolemaiche effettuata, intorno al 1460-66, dall’umanista tedesco Nicolò Germanico, cosmografo e cartografico attivo in Italia.
Sviluppate secondo una proiezione conica su base trapezoidale, le carte presentano tutte le indicazioni dei gradi di longitudine e latitudine. I bacini marittimi, i fiumi ed i laghi sono acquarellati in un color verde – mare intenso,  l’orografia in  color rosso vermiglio, le pianure sono lasciate  prive di colorazione ed hanno quindi il color avorio della carta, le città evidenziate con piccoli cerchi ad inchiostro, i toponimi sono ora indicati in nero ora in rosso.
L’esemplare che è completo, giacché contiene senza omissioni tutte le carte tolemaiche (planisfero, 10 per l’Europa, 4 per l’Africa e 12 per l’Asia), ha tuttavia la seguente particolarità: pone la tavola I dell’Africa  subito dopo la VII d’Europa,  anteponendola dunque alle ultime tre europee e variando  l’ordine di successione volutamente, visto che  le cifre ad inchiostro indicanti le carte  non presentano in  quel punto salti di numerazione.

S. Borr. P VI 146
Ptolemaeus, Claudius
In hoc operae (sic) haec continentur  Geographia Cl. Ptolemaei a plurimis uiris…emendata:& cum Archetypo graeco ab ipsis collata. Schemata cum demonstrationibus suis correcta a Marco monacho Caelestino Beneuentano: & Ioanne Cota Veronensi…Sex tabulae noviter confectae..Planisphaerium Cl.Ptolemaei noviter recognitum..a Marco Monacho Beneuentano…  Rome, Noviter impressum per Bernardinum Venetum de Vitalibus.Expensis Euangelista Tosino Brixiano Bibliopola, die VIII Septembr.1507.

Si tratta dell’edizione  della Geographia di Tolomeo stampata a Roma  tra il  1507 ed il 1508 da Bernardino Vitale per i tipi di Evangelista Tosini, riutilizzando e modificando i rami usati per la precedente edizione romana del 1478. Vi sono però aggiunte sei tavole nuove  anch’esse derivate da altri esemplari editi, tra cui la Tabula nova Italiae che è una derivazione della tavola nuova redatta da ignoto e pubblicata nella Geographia di Tolomeo di Francesco Berlinghieri   a Firenze nel 1482.
L’indicazione della data a cavallo degli anni 1507-1508 trova la sua ragione bibliografica nel fatto che dell’opera si ebbero delle ristampe nell’arco temporale suindicato. Lo rivela, ad esempio, il fatto che laTabula  novae Italiae, che  nella edizione del settembre 1507 ha il margine  graduato  ma senza numerazione ed inoltre, in alto a destra, riporta una scritta contenente l’indicazione che i luoghi segnati differiscono da quelli indicati da Tolomeo, invece  nella ristampa del 1508, pur se realizzata utilizzando il medesimo rame, ha subito delle modifiche: ha il margine graduato con numerazione dei gradi ed, in alto a destra, contiene una scritta dove si chiarisce che i gradi sono stati inseriti secondo le carte marine.
L’esemplare vallicelliano, avendo le caratteristiche bibliografiche indicate per l’edizione del 1507, rappresenta un documento di notevole rarità, dato  che in Italia esemplare analogo e altrettanto completo risulta essere posseduto solo dalla Biblioteca regionale Universitaria di Messina.

S. Borr. O III 241
Bordon, Benedetto
Libro di Benedetto Bordone nel qual si ragiona de tutte l’Isole del mondo con li lor nomi antichi & moderni, historie, fauole, & modi del loro uiuere, & in qual parte del mare stanno, & in qual parallelo & clima giacciono. Impresse in Vinegia per Nicolo d’Aristotile, detto Zoppino, nel mese di Giugno,  1528.

Benedetto Bordone, disegnatore e geografo padovano, stampò nel 1528 a Venezia un famoso  Isolario, nel quale figurano tutte le isole allora conosciute, anche quelle del Nuovo Mondo, registrate già pochi decenni dopo la scoperta di Colombo. Non per nulla l’opera è indicata come quella che ragiona de tutte l’Isole del mondo, a dimostrazione del compiuto allargamento degli orizzonti geografici. Innovativa è l’intenzione sistemica dell’opera che punta all’obiettivo iniziale attraverso un notevole corredo di tavole, indici e carte complessive, quasi una sorta di canonizzazione e assestamento del genere degli Isolari.
L’esemplare vallicelliano è completo di tutte le carte e presenta una nota manoscritta censurata con inchiostro sul frontespizio, il che rende ancor più interessante il libro dal punto di vista bibliografico.
Peraltro la Biblioteca possiede un altro esemplare integro dell’opera collocato in Sala VI 10 D 19.

S. Borr. H I 107
Ptolemaeus, Claudius
Ptolemeo la geografia di Claudio Ptolemeo alessandrino, con alcuni comenti & aggiunte fatteui da Sebastiano Munstero alamanno, con le tauole antiche & moderne solite di stamparsi, ma altre nuoue aggiunteui di messer Iacopo Gastaldo piamontese cosmographo, ridotta in uolgare italiano da m.Pietro Andrea Mattiolo senese medico eccellentissimo con l’aggiunta d’infiniti nomi moderni…fatta con grandissima diligenza da esso meser Iacopo Gastaldo, il che in nissun altro Ptolemeo si ritroua…In Venetia, per Gioan.Baptista Pedrezano, 1548 (In Venetia, ad istantia di messer Giouanbattista Pedrezano libraro al segno della torre a pie del ponte di Rialto. Stampato per Nicolo Bascarini nel anno del Signore, 1547 del mese di Ottobre.

Il volume contiene la prima edizione completa della Geographia tolemaica tradotta da Pietro Andrea Mattioli  in italiano dall’edizione di Sebastiano Münster del 1540. Le carte,   complessivamente 60 tavole calcografiche doppie di cui 26 del mondo antico e 34 del mondo moderno, furono  disegnate da Giacomo Gastaldi; la gran parte delle 34 tavole del mondo moderno sono completamente nuove, incluse le 7 relative alle Americhe.  L’esemplare della Vallicelliana, mentre conserva nella loro totalità le 60 carte geografiche, manca  tuttavia del frontespizio;  a c.2r  spiccano un  bel ritratto di Tolomeo nonché la nota di possesso  manoscritta  V.Bad. che permette di identificare l’antico possessore del libro nella persona  di Vincenzo Badalocchi.
Del Badalocchi, di cui restano in Vallicelliana sia manoscritti che opere a stampa da lui donate   per testamento, poco si sa. Nato a Bologna nel 1529, vi studiò giurisprudenza, per poi passare a Modena dove coltivò gli studi umanistici. Fu segretario ed agente di diversi signori e principi, il che lo costrinse a viaggiare molto, pur se la sua dimora di elezione fu la città di Roma,dove morì nel 1593. Gli inventari dei libri da lui posseduti rivelano che egli fu personaggio colto, particolarmente dedito allo studio di materie astronomiche, astrologiche e di cronologia. Non meraviglia che tra gli scaffali della sua biblioteca vi fosse anche la presente edizione di Tolomeo che fu l’atlante più completo prima della pubblicazione del Theatrum dell’Ortelio nel 1570.

S. Borr. P II 14
Münster, Sebastian
Cosmographiae uniuersalis lib.6 in quibus, iuxta certioris fidei scriptorum traditionem describuntur,omnium habitabilis orbis partium situs, propriaeque dotes… Auctore Sebast.Munstero.Basileae, apud Henricum Petrum, 1550, mense Martio.

Sebastiano Münster, umanista, cosmografo, geografo e teologo tedesco, nacque nel 1489 e morì a Basilea nel 1552. Il suo interesse per le discipline geografiche si concretizzò prima nel 1540 con una nuova edizione della Geographia di Tolomeo (con 27 tavole xilografiche tradizionali e 21 moderne) e poi, dopo circa un ventennio di lavori preparatori, con l’edizione del 1544  in sei volumi in lingua tedesca dellaCosmographia, accompagnata da centinaia di xilografie e 26 carte. A questa prima edizione, seguirono molte altre, circa cinquanta in meno di un secolo, in diverse lingue. Quella contenuta nell’esemplare vallicelliano è la prima edizione in latino, pubblicata in Svizzera nel mese di marzo del 1550; il libro è variamente censurato, a cominciare dal nome dell’autore che è stato abraso sul frontespizio e poi riscritto ad inchiostro. Inoltre varie cancellature sono state effettuate sul verso del frontespizio dove si trova il ritratto del Münster ed una nota manoscritta censoria: expurgandus et censurandus. Il fenomeno è facilmente spiegabile visto  che il Münster, dopo aver conosciuto Lutero a Worms, aveva abbracciato la riforma luterana e non poteva che essere considerato autore di libri proibiti in una biblioteca ecclesiastica come la Vallicelliana.
Ancor più pesantemente fu censurato il secondo esemplare dell’opera che la biblioteca possiede alla segnatura S. Borr. H IV 61. Ivi all’inizio sono stati asportati non solo il ritratto dell’autore ma tutta la prefazione all’imperatore Carlo V, mentre alla fine sono state tagliate ed integrate con della carte bianca le pagine iniziali dei fascicoli l ed n.

S. Borr. H III 95
Ptolemaeus, Claudius
Geographia Cl. Ptolemaei Alexandrini olim a Bilibaldo Pirckheimerio translata, at nunc multis codicibus graecis collata,pluribusque in locis ad pristinam ueritatem redacta a Iosepho Moleto mathematico… Adsunt 64 tabulae 27 nempe antiquae, & reliquae nouae quae totam continent terram… Venetiis, apud Vincentium Valgrisium, 1562.

Vincenzo Valgrisi nella sua officina veneziana, tra il 1561 ed il 1562 diede alle stampe due edizioni tolemaiche. Quella del 1561,   le cui carte  sono tratte dall’edizione del ’48 di Giacomo Gastaldi, è  in italiano a cura di Girolamo Ruscelli e vi  è  aggiunto un Discorso universale di Giuseppe Moleti,  famoso matematico, cosmografo e geografo vissuto tra il 1531 ed il 1588; la seconda, del 1562, è questa contenuta nell’esemplare vallicelliano, dove al testo in latino sono aggiunte 64 tavole calcografiche doppie.
L’opera fu curata da Giuseppe Moleti che usò come base la traduzione di Willibald Pirckheimer dall’edizione di Strasburgo del 1525.
L’esemplare vallicelliano reca sul frontespizio la nota di possesso manoscritto dell’umanista e teologo francese Pierre Morin che ha lasciato ai padri della Congregazione dell’Oratorio il suo ricco patrimonio librario personale nel 1604.

S. Borr. H III 82
Ptolemaeus, Claudius
La Geografia di Claudio Tolomeo Alessandrino, già tradotta di Greco in Italiano da M. Giero.Ruscelli: & hora in questa nuoua editione da M. GIO.Malombra ricorretta, & purgata d’infiniti errori…Con l’Espositioni del Ruscelli… con una copiosa tauola de’ nomi antichi. Dichiarati co’ Nomi moderni: dal Malombra riueduta, & ampliata. Et con un discorso di M. Gioseppe Moleto… In Venetia, Appresso Giordano Ziletti, 1574.

Questo volume, composito di tre parti in unico volume, contiene oltre alla Geographia di Tolomeo, anche Le Espositioni et Introduttioni uniuersali di Girolamo Ruscelli sopra tutta la Geografia di Tolomeononché  il Discorso di M. Gioseppe Moleto medico, filosofo, et matematico…nel quale si dichiarano & insegnano tutti i termini, & tutte le regole appartenenti alla Geografia, opere già date alle stampe nel 1573  sempre da Giordano  Ziletti tipografo di origine bresciana  attivo a Venezia tra il 1552 ed  il 1583. Il testo dell’opera principale non è che la traduzione elaborata dal Ruscelli edita a cura  del geografo cremonese Malombra. L’apparato illustrativo è invece costituito, oltre che da un ritratto di Tolomeo che scruta il cielo e da alcune figure di strumentazione astronomica nel testo, da una bella serie di 65 mappe geografiche a doppia pagina incise in rame, che, in questo esemplare, sono  legate tutte insieme dopo il testo.
Di queste, 27 sono antiche e 37 moderne, peraltro  già presenti nell’edizione veneziana del Valgrisi del 1561.
In questa edizione di  Ziletti viene aggiunta un moderna mappa del Territorio di Roma, numerata dall’editore Duodecima Tavola nuova d’Europa.

STAMPA  1047
ORTELIUS, Abraham
Typus orbis terrarum. Antwerpen,  Plantin,1587.

Trattasi di una carta isolata finemente acquarellata, estratta, come dimostra la presenza di testo scritto nel verso, da una delle edizioni a stampa del Theatrum orbis terrarum, la massima opera di Ortelio e la prima forma compiuta di atlante.
È pervenuta di recente alla Vallicelliana attraverso l’acquisizione di un deposito giudiziale consegnato alla Biblioteca dal nucleo tutela dei Carabinieri che hanno proceduto al sequestro di un consistente numero di stampe  trafugate.
È la mappa del mondo dominata da un continente a Sud chiamato Terra Australis  nondum cognita, circondata ai bordi da 4 cartigli con testo in latino, uno in ognuno  degli angoli.
In alto a sinistra ed a destra si leggono  due  frasi attribuite a Cicerone, mentre in basso si stagliano due cartigli contenenti massime attribuite a Seneca. Ancora di Cicerone è invece la frase contenuta in un riquadro rettangolare che borda la mappa in basso: Quid ei potest videri magna in rebus humanis, cui alternitas omnis,totiusque mundi nota sit magnitudo.
Peraltro la Vallicelliana possiede anche una splendida edizione completa del Theatrum Orbis Terrarum dell’Ortelio   del  1592, che è una delle più ricche di tavole tra  quelle succedutesi dopo il 1570, data dell’editio princeps.  Mentre infatti quella del ’70 conteneva solamente 53 carte  ,in questa del ’92 sono state aggiunte ben 81 nuove  mappe tra cui le carte geografiche separate della Cina, del Giappone, dell’Oceano Pacifico, del sud degli Stati Uniti, dell’Islanda e la famosa tavola con i mostri marini.
L’intero apparato illustrativo, comprensivo oltre che delle carte geografiche anche di due frontespizi incisi e del bel ritratto dell’Ortelio, è colorato con brillantezza e precisione da mano sicuramente coeva.
L’edizione del ‘92 è collocata S. Borr. H VIII 106; si specifica che dal confronto tra quest’ultima e la stampa 1047 risulta che questa non può essere stata strappata da un esemplare dell’edizione in questione, come rivela la differenza, nel verso della carta geografica, tra il capolettera della stampa  staccata e quello della corrispondente carta nel libro.

S. Borr. H  IV  65
Ptolemaeus,Claudius
Geografia cioè descrittione vniuersale della terra partita in due volumi, nel primo de’ quali si contengono gli otto libri della Geografia di Cl. Tolomeo, nuouamente con singolare studio rincontrati, & corretti dall’eccell. Sig.Gio.Ant.Magini padouano… Nel secondo vi sono poste XXVII .tauole antiche di Tolomeo, & XXXVII. Altre moderne…Opera vtilissima & specialmente necessaria allo studio dell’ Historie, dal Latino nell’italiano tradotta dal  R.D..Leonardo Cernoti vinitiano…Con due indici copiosissimi.  In Venetia, Gio.Battista, & Giorgio Galignani Fratelli, 1597-1598.

Rara edizione italiana della Geographia di Tolomeo curato da Giovanni Antonio Magini, celebre astronomo, matematico e geografo padovano che si applicò soprattutto alla topografia, inaugurando in Italia il metodo moderno delle rivelazioni cartografiche.
Le 64 tavole incise in rame da Girolamo Porro sono ripartite in 27 carte antiche della Geografia di Tolomeo e 37 carte moderne, illustrati dai commentari del Magini. Nel complesso 33 carte dell’Europa, 20 dell’Asia, 6 dell’Africa ed 1 dell’America e 4 mappamondi.
L’opera costituisce una fondamentale summa delle conoscenze geografiche generali e storico-topografiche sino alla fine del sec. XVI.
Essa è inoltre corredata da accurati indici che ne facilitano la consultazione.

Stampa 1067
BLAEU, Willem Janszoon
Nova totius orbis terrarum geographica ac hydrographica tabula. Auctore Guiljelmo Blaew. Ian van den Ende sculpsit

Trattasi di una stampa isolata estratta, con probabilità, da un atlante edito dal Blaeu negli anni  1634-1638. Forse si tratta del Theatrum orbis terrarum sive atlas novus, in quo tabulae et descriptiones omnium regionum editae a Guilje. Et Ioanne Blaeu, uscito ad Amsterdam nel 1635. Anch’essa, come la precedente  stampa 1047, proviene dal deposito giudiziale acquisito dalla Vallicelliana nel corso dell’ultimo decennio.
La tavola  risulta peraltro eseguita  già nel 1606 ed ebbe tale fortuna da  essere rieditata numerose volte nei successivi 50 anni.
La forma rettangolare e   la griglia di latitudine e longitudine rappresentata con regolarità di  linea indicano che il Blaeu utilizzò la proiezione cilindrica introdotta dal Mercatore nel 1569.
Ciò che ha reso famosa questa carta è l’apparato illustrativo che la  abbellisce, tanto che la si può definire uno dei primi esempi di  carta decorata nell’epoca d’oro della cartografia olandese.
La cornice esterna della mappa è occupata da rappresentazioni allegoriche del Sole, della Luna e dei cinque pianeti allora conosciuti (Mercurio, Venere, Marte Giove e Saturno), delle quattro stagioni e dei quattro elementi. Nella cornice inferiore, entro vignette ovali, sono rappresentate le sette meraviglie del mondo.
La decorazione è presente anche all’interno dove  nel mare sono rappresentate numerose navi con le vele spiegate e creature marine di ogni tipo, nonché una bella rosa dei venti.
L’esecuzione materiale della lastra si deve a Ian van Ende, come si legge in basso a destra. Al pregio dell’incisione originale si aggiunge in questo esemplare una vivace coloritura ad acquerello.

S. Borr. T  I  6-7
DUDLEY, Robert

Arcano del mare di D. Ruberto Dudleo duca di Nortumbria, e conte di Warvich. Diviso in libri sei: nel primo dei quali si tratta della Longitudine… Impressione seconda corretta & accresciuta secondo l’originale del medesimo eccellentiss. Signor Duca…con l’indice de’ capitoli, e delle figure, & istruzione a’librai per legarle. In Fiorenza, nella nuoua stamperia, per Giuseppe Cocchini, all’insegna della stella, ad istanza di Jacopo Bagnoni, & Antonfrancesco Lucini, 1661.
L’opera del Dudley relativa a studi di navigazione, costruzione navale, strumenti e carte nautiche fu pubblicata per la prima volta a Firenze nel 1646-47 dall’editore Onofri, sotto l’egida del Granduca Ferdinando II di Toscana che fu dedicatario della stessa. Si tratta del primo atlante nautico compilato da un inglese, monumentale nella struttura e famoso per la bellezza delle incisioni  elaborate da Antonfrancesco Lucini, che dichiarava di averci lavorato per più di un decennio.
L’Arcano del mare, per la complessità ed importanza scientifica era per i navigatori dell’epoca un testo fondamentale.
Fu certo per questo che, dopo la sua morte, l’editore Giuseppe Cocchini pubblica nel 1661 la seconda edizione dell’opera, di cui la biblioteca Vallicelliana possiede un esemplare splendidamente conservato. La seconda edizione, escluse alcune modifiche formali, è sostanzialmente fedele alla prima. I sei libri sono raccolti in soli due volumi, rispetto ai quattro della prima, rendendo la consultazione più facile.

S. Borr. T I 14 (9)
Seutter, Matteo
Italia secundum observationes Societatis Regiae Scientiarum quae est Parisiis nec non R.P.Riccioli Societatis Iesu aliorumque Astronomorum et diversorum Memorialium concinnata.
Per G. De L’isle Geog.Parisiensem prostat nunc in Officina Ierem.Wolfii.

La presente stampa si trova con altre  9 carte geografiche  isolate, ma tutte riferentesi alla figura del famoso cartografo tedesco Matteo Seutter in un volume composito.
Se nelle prime otto  il nome dell’autore compare con precisa evidenza bibliografica, in questa egli è citato a caratteri piccoli sotto il cartiglio che riporta il titolo della carta e si rimanda a lui come incisore della lastra: Matth.Seutter scul.à Aug.Vind.
Tenendo conto che la carta uscì dai torchi del tipografo Jeremias Wolff, che fu attivo ad Augsburg  fino al 1724 data della sua morte, è verosimilmente da ritenere,che la presente stampa sia databile al primo ventennio del secolo XVIII, nell’arco temporale in cui il giovane Seutter lavorò presso  il Wolff. La stampa è finemente acquerellata.

Schede ragionate a cura di Patrizia Formica

Planisfero portoghese (Carte geogr. 1)

Membranaceo, secolo XVI; m 2,30 X 1,09, inv. 103 [poi 73404]

Il planisfero è formato da due pergamene ricucite distese sopra un supporto di tela pesante e lavorato con grande maestrìa (policromo: in oro, azzurro, rosso, verde e argento). È redatto in lingua portoghese, con denominazioni topografiche latine in caratteri maiuscoli e minuscoli. Comprende: Europa, Groenlanda, Asia (Cina, Giappone, Cocincina), isole della Sonda e Nuova Guinea,  Africa (tracciato il corso intero del Nilo), in America Nueva Galizia, Nueva España, California, Perù fino al Chili, il cui profilo non è indicato (il tratteggio riprende dallo stretto di Magellano). La proiezione è piana con 26 rose dei venti a 8 rombi e due a 32 rombi. Fu probabilmente realizzata da un cartografo portoghese per la marina spagnola. La superficie è coperta da bandiere dei sovrani e delle nazioni, su cui predominano quelle di Spagna e Portogallo. Per datarla risulta fondamentale la presenza della costa settentrionale della Nuova Guinea, scoperta nel 1545, sulla quale sventolano gli stendardi castigliani. Il planisfero è stato restaurato dall’Istituto di Patologia del libro nel 1965 (nel 1882 viene segnalato un mediocre stato di conservazione: colori sbiaditi, macchie di umidità, una lacerazione).

Carta nautica catalana (Carte geogr. 2)

Membranacea, secolo XVI; m 0,92 X 0,58, inv. 105 [poi 73405]

La carta, policroma (in rosso, azzurro, verde, bruno e oro), presenta denominazioni di fisionomia catalana, con caratteri maiuscoli e minuscoli gotici a inchiostro rosso. La proiezione è piana, con quattro rose dei venti (2 a 8 e 2 a 16 rombi) e una raffigurazione dell’Immacolata con il bambino in braccio. Il centro delle linee di direzione cade nel mezzo della Sicilia. Comprende: bacino del Mediterraneo, Adriatico e Mar Nero e d’Azof, costiere occidentali d’Europa, costiere occidentali dell’Africa, isole britanniche, gruppo di Madera e Canarie. La carta è stata attribuita (Crinò, 1931) al cartografo maiorchino Jaume Olives, in base all’analogia con una carta conservata presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, sottoscritta dall’autore a Messina nel 1561. Secondo studi successivi (Caraci, 1960) l’attribuzione risulta troppo frettolosa ed erronea; si propone l’ipotesi alternativa dei cartografi maiorchini Matheus Prunes e Joan Martines.

Carta nautica (Carte geogr. 3)

Membranacea, secolo XVI; m 1,28 X 0,41, inv. 104 [poi 73406]

La carta, priva di particolari elementi decorativi e di simboli oroidrografici, riporta i principali toponimi in colore rosso e i minori in nero, facendo uso di caratteri maiuscoli e minuscoli gotici in lingua latina, con qualche locuzione italiana. Comprende: bacino del Mediterraneo, Adriatico e Mar Nero con penisola taurica, costa occidentale africana fino al Capo bianco e le Canarie, costiere occidentali d’Europa fino alla Danimarca (Dacia), e isole britanniche. La proiezione è piana, senza rosa dei venti (presente reticolato con punto di incontro dei vari rombi). Fu attribuita a Verrazzano (Destombes, 1954), ma Giuseppe Caraci (1959) rifiutò tale ipotesi, notando somiglianza con i lavori dei cartografi Matheus Prunes e Giulio di Cesare Petrucci.

Bibliografia:

  1. G. Lais, Un mappamondo idrografico del secolo XVI, in “Atti dell’Accademia Pontificia dei Nuovi Lincei” 28 (1875)
  2. G. Uzielli e P. Amat, Mappamondi, carte nautiche, portolani ortolani ed altri monumenti cartografici specialmente italiani dei secoli XIII-XVII, Roma, Società geografica italiana, 1882
  3. S. Crinò, Le carte da navigare della Biblioteca Vallicelliana, in: “Rivista Marittima” LXIV (1931)
  4. M. Destombes, Nautical charts attributes to Verrazano, 1525-1528, in: “Imago mundi” 11 (1954)
  5. G. Caraci, Di alcune carte nautiche anonime che si vorrebbe attribuire a Girolamo da Verrazzano, in “L’Universo”, 5 (1959)
  6. G. Caraci, A proposito di una carta nautica attribuita a Girolamo da Verrazzano, in “Rivista geografica italiana”, 1959
  7. G. Caraci, Le carte nautiche anonime conservate nelle biblioteche e negli archivi di Roma, in: “Memorie geografiche dell’Istituto di scienze geografiche e cartografiche dell’Università di Roma”, 6 (1960)
  8. Mostra di opere restaurate dall’Istituto centrale del restauro, dal Gabinetto nazionale delle stampe, dall’Opificio delle pietre dure di Firenze e dall’Istituto di patologia del libro, Roma, [1965]

Schede a cura di Livia Marcelli

Ultimo aggiornamento il 3 Settembre 2023